Dire grazie

Un adesivo sulla borsa da lavoro. Evidentemente non lo affligge quella forma di snobismo per cui non si vuole essere associati ad un simbolo, ad un gruppo, ad un’identità che non sia la propria…

… e che si vuole mantenere fascinosamente evanescente. E poi quello è l’adesivo che certifica che lui è un donatore di organi. Strano che sbatta in faccia a tutti una volontà simile: di solito quel tipo di desiderio abita in una tesserina nascosta nel portafoglio, anche per seguirti nel malaugurato caso in cui si renda veramente utile…anche Ricambyonic (lo chiamo così) deve averne una, perché se la sua borsa volasse lontano da lui durante un incidente non si verrebbe a sapere che è un donatore….Durante i nostri viaggi pendolaristici non smette mai di guardarsi intorno, scruta ogni volto.

Vorrei dire grazie, perché “grazie” non si dice mai abbastanza spesso….sarà retorica, eppure è così. Difficile anche solo pensare qualcosa che è vero in generale senza scomodare la retorica, mi piacerebbe riuscire, soprattutto quando penso alla vicenda del mio amico che è semplice e straordinaria. Il mio amico festeggia due compleanni: il giorno della sua nascita e il giorno in cui gli hanno regalato un pezzo del corpo con cui non è nato, ma che gli era essenziale per respirare, ha fatto fare una capriola alla sua vita, dipinto il rosa sotto le sue unghie, lo ha fatto volare in Perù, gli ha permesso di fare le scale senza economizzare sul numero di volte in cui poteva permettersi di farle. Ma perché questo fosse possibile, perché il telefono squillasse e la porta azzurra del reparto trapianti si aprisse davanti a lui e alla sua famiglia e perché una nuova vita si spalancasse, un’altra famiglia, una sposa, un fratello, una sorella, un cittadino, una cittadina, hanno scelto di regalare la loro persona cara o loro stessi. Il mio amico sa poco del suo dono, sa che viene da un ragazzo. La legge tutela la riservatezza in queste faccende.

Un incontro solo per un abbraccio vero, definitivo…perché dal calore della pelle di chi ha assistito al regalo o lo ha permesso, tirando un brutto scherzo alla morte, sentisse quello che il mio amico si è fatto scrivere sulla pelle in latino, perché non fosse sfacciatamente comprensibile, “vivrai sempre con me”….non una frase romantica.

Un contatto continuo, una frequentazione non sono affrontabili.

Allora io, come il mio amico, guardo in faccia chiunque, anzi…..guardo anche quando le persone non guardano, cerco di intuire se qualcuno ha vissuto l’esperienza del regalo grande, da ogni prospettiva. Il mio amico mi dice che si sente speciale, almeno così si sentiva all’epoca delle prime passeggiate dopo l’intervento. Custodire quanto di più intimo possa esistere: un pezzo di altro corpo che una generosità impensabile ha disposto fosse di qualcuno che non avrebbe mai conosciuto…Il mondo non è poi un posto così brutto, se ci pensi bene e gli esseri umani sono capaci di effetti davvero speciali.

Siamo in tanti sulla metro, molti concentratissimi in riti abituali, altri con lo sguardo randagio in cerca di stimoli. Io mi domando quanti, sull’orlo del saluto lungo, sono stati in grado di far vivere qualcuno dentro qualcun altro o quanti custodiscono un tesoro altrui fra i miei compagni di viaggio.

Mi è capitato di veder spuntare un sorriso involontario di fronte al mio adesivo, di vedere occhi inumidirsi, una volta mi è sembrato di cogliere un rapido sguardo di indignazione…c’è posto per tutti, ci mancherebbe!

Ma io penso a quanto è diverso il colore della pelle del mio amico, penso che non so più capire se è entrato in una stanza perché non lo sento più tossire e mi piacerebbe tanto se, durante uno qualsiasi dei miei percorsi in metropolitana, chi ha reso possibile il dono grande salisse sul treno con un adesivo sulla giacca, sulla borsa, sul cappotto per riconoscerlo o riconoscerla, poterli abbracciare tutti e dire, finalmente, grazie.


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la foto di copertina è tratta da Unsplash