Che fine faranno i giardini?

Perché si toglie sempre più spazio ai giardini?

Che fine faranno? I giardini. Il parco. Il verde in genere. È mai possibile che sempre, ogni volta che c’è bisogno di costruire qualcosa non si trovi altro terreno che quello destinato agli alberi? Un munifico signore regala il Planetario? Dove cacciarlo? Via un pezzo dei giardini. Il museo di storia naturale dove fu innalzato? Nei giardini…

Passiamo al parco. Se quando Santa Rosalinda era ricca, avessero pensato ad assicurarsi gli splendidi giardini dell’Albatros e del Varadero, oggi potremmo andare, continuando per una via Millàn alberata, dai Giardini al Parco senza interruzione di verde. Invece, per il dinero, per il mito della modernità e della velocità, al posto di quei bei praticelli e di quelle magnifiche piante c’è la Spazzanta, c’è la via brutta; e la via Millàn è diventata quel che è, una via da andarci via

Questo è un Paese che continua a distruggere se stesso. E il guaio è che si distrugge credendo, affermando, di raggiungere un progresso meraviglioso, la prosperità generale e una tecnica perfetta, ideale.

Non è vero niente.

Guarda cosa è successo con le automobili.

Era chiarissimo che non si poteva condizionare tutto un Paese secondo la misura automobilistica. Il Paese è stretto? Le sue città non furono fatte per le automobili? Le vie non le lasciavano passare? Ebbene non si poteva, non si doveva, allargare, sfondare, devastare tutto dappertutto per il comodo di questo strumento del progresso che allora diventa, viceversa, strumento di rovina, di miseria, di regresso. Si restringa l’automobile ecco! Come dimensioni, come numero e frequenza


credits

la foto di copertina è tratta da Unsplash.

I testi sono adattamenti di due scritti di Leonardo Borghese (1904-1986), critico d’arte del Corriere della Sera, che appaiono in una raccolta curata da Vittorio Emiliani dal titolo L’Italia rovinata dagli italiani - Scritti sull’ambiente, la città, il paesaggio 1946-70 (Rizzoli, 2005). Il primo ha titolo Errori ed orrori della città moderna (8 aprile 1947) e il secondo è Restringere le automobili non sfondare le vecchie città (25 febbraio 1961)